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Origini ed evoluzione dell'Aikido in Italia
La storia delle origini e dell'evoluzione dell'Aikido in Italia
è innanzi tutto scandita dai periodi storici coincidenti con le
fasi di nascita e di sviluppo della struttura organizzativa e
didattica dell'Aikido sul territorio italiano, che a loro volta
corrispono all'avvicendarsi in Italia degli istruttori
giapponesi inviati dall'Hombu Dojo dell'Akikai del Giappone. La quasi totalità degli italiani che per primi hanno appreso
l'Arte dell'Aikido, a parte pochissimi pionieri che si sono
recati personalmente all'Hombu Dojo Aikikai del Giappone, hanno
infatti avuto quale culla aikidoistica il grembo
dell'Aikikai Foundation del Giappone e, quali nutrici,
gli insegnanti giapponesi inviati appositamente in Italia
dall'Ente aikidoistico giapponese. Si possono dunque individuare generazioni successive di
aikidoisti, corrispondenti ad altrettanti momenti storici dello
sviluppo e dell'evoluzione dell'Aikido in Italia. Una prima
generazione composta dai primi italiani allievi diretti dei
maestri giapponesi, una seconda composta da aikidoisti più
giovani, in parte ancora allievi diretti dei maestri giapponesi
ma che si relazionano sempre di più in via principale con i
propri istruttori italiani e sempre meno hanno un costante e
stabile rapporto diretto con i maestri giapponesi che operano in
Italia ed infine le successive generazioni di aikidoisti
italiani che, ancora più giovani, hanno di fatto un rapporto
diretto esclusivamente con il proprio insegnante italiano e non
si relazionano più con alcun insegnante giapponese oppure
solamente in modo saltuario ed occasionale.
I periodi significativi di evoluzione, crescita e sviluppo
dell'Aikido in Italia sono:
1.
Periodo precedente all'arrivo in Italia (1964) del M°
Hiroshi
Tada Sono gli anni della ricerca di un riferimento sicuro dal quale
attingere la conoscenza dell'Arte.
2.
Periodo dal 1965 fino al 1978. Costituzione della
Accademia
nazionale Italiana d'Aikido Aikikai d'Italia (1970),
fondazione delle riviste associative che consentono un più
efficace proselitismo (1972), conseguimento del riconoscimento
della persona giuridica all'Aikikai d'Italia da parte dello
Stato Italiano (con la denominazione ufficiale di "Associazione
di Cultura Tradizionale Giapponese").
3.
Periodo dal 1979 al 2004. Negli anni che seguono l'erezione ad
Ente Morale dell'Aikikai d'Italia da parte dello Stato
Italiano, inizia una fase di crescita numerica conseguente alla
maggiore capacità e possibilità dell'Ente di comunicare ed
interagire ai massimi livelli istituzionali nel tessuto sociale
italiano. Il fenomeno della frammentazione dell'Aikido in varie e sempre
più numerose organizzazioni di pratica aikidoistica, inizia a
diventare sensibile anche in Italia.
4.
Periodo contemporaneo a partire dal 2004. A partire da questa
data, da un lato si assiste ai decessi di alcuni aikidoisti
italiani pionieri storici dell'Aikido in seno all'Aikikai
d'Italia ed all'insorgere di un gravissimo impedimento di salute
che ha colpito l'insegante giapponese Hideki Hosokawa da
decenni dislocato in Italia, dall'altro lato si assiste al
raggiungimento di gradi dan elevati (5° dan ed oltre) da
parte di numerosi aikidoisti italiani. Questi eventi segnano
l'avvio di un profondo riassetto degli equilibri di potere e
gerarchici all'interno dell'Aikikai d'Italia. Ciascuno di questi periodi ha la sua caratteristica peculiare. Il primo è quello degli entusiasmi pionieristici ed è ancora
maggiormente orientato all'Aiki-budô (合気武道)
degli anni '40 e '50 di cui si era fatto portatore Salvatore
Mergè
al suo rientro in Italia dal Giappone,
piuttosto che all'Aikido (会氣道)
degli anni '60 presentato in Italia solamente a partire dal 1959
con l'avvento della Sig.na Haru Onoda Il secondo è responsabile di un salto di qualità nella pratica
aikidoistica italiana dovuta all'arrivo del M° Hiroshi Tada
e vede una sensibile diffusione dell'Aikido sul territorio e
conseguente sensibile crescita numerica degli aikidoisti
italiani. Il terzo si caratterizza per il definitivo consolidamento della
struttura organizzativa e didattica dell'Aikikai d'Italia,
conseguente all'erezione in Ente Morale. L'attività della
più importante organizzazione aikidoistica italiana entra a
regime focalizzandosi sulla propria gestione interna
organizzativa e sull'interazione con le federazioni europea ed
internazionale (la F.E.A. e la I.A.F.) da cui essa
gerarchicamente dipende. L'ultimo periodo, quello contemporaneo (anno 2008), mostra di
essere foriero di un profondo riassetto ai vertici della prima e
più importante organizzazione italiana di pratica aikidoistica,
unitamente all'avvio di un inevitabile naturale processo di turnover.
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Nel frattempo, mentre l'Aikikai d'Italia compiva questo suo
ultraquarantennale percorso ricco di positivi sviluppi, altre
organizzazioni di pratica aikidoistica nascevano
dall'occasionale distacco di aikidoisti provenienti dall'Aikikai
d'Italia, crescendo e sviluppandosi a loro volta sul territorio
italiano con alterne fortune fino a raggiungere anch'esse,
nell'ultimo periodo contemporaneo, la loro piena maturità come
organizzazioni di pratica aikidoistica, talune mantenendosi
subordinate all'Aikikai Foundation del Giappone, altre
rendendosi indipendenti da essa.
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Periodo precedente al 1964 La pratica aikidoistica di questo periodo ruotò essenzialmente attorno alla figura
del Prof. Salvatore Mergè, a partire dal 1946, anno in
cui questi fece ritorno in Italia dal Giappone ove aveva
soggiornato numerosi anni per lavoro ed in quel periodo
aveva praticato come sotodeshi all'Hombu Dojo
Aikikai di Tokyo, allievo diretto di Ueshiba Morihei.
Quando negli anni '50 Minoru Mochizuki e Tadashi Abe ebbero i primi contatti con gli ambienti
judoistici italiani interessati ad apprendere l'Arte
dell'Aikido, trovarono quindi un terreno molto fertile
per l'opera precedentemente svolta da Salvatore Mergè. Ma fu solamente a partire dal 1959, in occasione di uno
stage che il M° Tadashi Abe tenne quell'anno a
Sanremo, che si accese in Italia un più vasto interesse
per l'Aikido, grazie anche alla preziosa azione di
divulgazione operata dalla scultrice giapponese Haru
Onoda che in quegli anni stava frequentando
l'Accademia di Belle Arti di Roma e collaborava con il
prof. Mergè nella presentazione dell'Aikido in Italia. La Sig.na
Haru Onoda era stata in Giappone
un'allieva diretta di Ueshiba Morihei che le conferì
personalmente il grado di shodan (cintura nera 1°
dan) e può a tutti gli effetti essere considerata un
pioniere giapponese dell'Aikido italiano. Nel
1969 ritorna definitivamente in Giappone dopo essersi
prodigata per oltre un decennio non solo per la
diffusione dell'Aikido in Italia, ma soprattutto per il
suo corretto intendimento. Fra gli anni 1961 e 1964 gli aikidoisti italiani ebbero
contatti anche con i maestri giapponesi Mutsuro
Nakazono e Masamichi Noro giunti dal Giappone
in Europa e stabilitisi in Francia. Occasionalmente
ebbero modo di avvalersi anche degli insegnamenti di Hirokazu Kobayashi che saltuariamente effettuava dei
viaggi dal Giappone in Europa.
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Febbraio 1964: iniziano in Italia i primi corsi regolari di
Aikido.
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Nel febbraio del 1964 giunse in Italia
il Sig. Motokage Kawamukai,
giovane shodan (cintura nera 1°
dan) dell'Hombu Dojo Aikikai, il quale
tramite il M° Tommaso Betti-Berutto,
pioniere italiano del Judo, entrò in
contatto a Roma con la Sig.na Onoda ed
iniziò a tenere un corso regolare di
Aikido. Nell'estate di quell'anno il
Sig. Kawamukai e la Sig.na Onoda, visti gli ottimi risultati
del corso appena intrapreso e le buone
prospettive esistenti, anche consigliati
da Hirokazu Kobayashi che in quei
giorni si trovava di passaggio a Roma,
decidono di segnalare all'Hombu Dojo
Aikikai la promettente situazione
italiana suggerendo l'invio in Italia di
un maestro giapponese di elevato
livello. |
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Ottobre 1964: arriva in Italia il maestro
Hiroshi Tada
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A seguito di formale richiesta inoltrata
presso l'Hombu Dojo Aikikai da Danilo
Chierchini, dirigente della palestra di judo dei Monopoli di Stato
in Roma dove si tenevano i primi corsi
di Aikido diretti dal Sig. Kawamukai e
dalla Sig.na Onoda, nell'ottobre 1964 il
maestro Tada Hiroshi 7° dan con
la qualifica di Shihan
(imitabile), fu prontamente inviato
ufficialmente in Italia dall'Aikikai
Foundation con la missione di diffondere
l'Aikido e di realizzare in Europa le
strutture organizzative idonee a
garantire lo svolgimento della pratica
aikidoistica europea sotto il pieno
controllo da parte dell'Hombu Dojo
Aikikai del Giappone, in quanto in
quegli anni la pratica dell'Aikido in
Europa e specialmente in Francia dopo il
ritorno in Giappone di Tadashi Abe
avvenuto nel 1960, si stava sviluppando
acora liberamente, priva di quel
controllo e coordinamento da parte delle
gerarchie giapponesi auspicato
dall'Aikikai Foundation. |
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Periodo dal 1965 al 1978 Con l'avvento in Italia di
Hiroshi Tada che sostituisce Masamichi Noro
nella qualità di "Inviato ufficiale" dell'Hombu Dojo
Aikikai per la diffusione dell'Aikido in Europa, si
registra un vero e proprio salto di qualità in tutti i
sensi, non solo per l'eccezionale capacità tecnica del
maestro, ma anche sotto il profilo dell'immediata
crescita numerica dei praticanti in tutta Italia e del
formarsi nelle varie località italiane dei primi gruppi
spontanei di aikidoisti che iniziano ad allenarsi
secondo un preciso programma didattico sotto la guida
del maestro Tada attraverso la sua presenza costante nel
tempo. E' quindi terminato il periodo in cui saltuariamente ed
a distanza di lunghissimo tempo fra una volta e l'altra,
solo alcuni ardenti appassionati venivano
individualmente a contatto con gli insegnanti giapponesi
in occasione di sporadici incontri di uno o comunque di
pochi giorni di pratica, per lascare il posto ad una
pratica aikidoistica sistematica ed organizzata, che può
contare sull'assidua e costante presenza sul territorio
italiano del maestro Tada, il quale si prodiga in
continui spostamenti da città in città per portare il
proprio insegnamento presso i nascenti gruppi di
pratica.
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Anno 1965: arriva in Italia il maestro
Masatomi Ikeda.
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Arriva in Italia su esplicita richiesta
del suo maestro Tada Hiroshi di
cui è stato allievo in Giappone negli
anni 1960-1964 presso il Dôjô
Jiyûgaoka dove M° Tada insegnava
privatamente prima di arrivare in
Italia. Con l'aiuto e l'assistenza del
Sig. Attilio Infranzi, un
pioniere dell'Aikido italiano residente
a Cava dei Tirreni vicino a
Salerno, supera velocemente le iniziali
difficoltà linguistiche e logistiche ed
inizia ad insegnare stabilmente a Napoli
e Salerno, facendo nel contempo da
supporto al M° Tada nei
principali stages svolti in Italia. Nel
1970 lascia l'Italia e dopo un breve
periodo itinerante fra Italia, Svizzera
ed alcune località del Nord Europa,
ritorna in Giappone. |
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Anno 1967: arriva in Italia il maestro
Toshio Nemoto.
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Nell'estate del 1967 arriva nella città
di Torino su esplicita richiesta del suo
maestro Tada Hiroshi di cui è
stato allievo in Giappone presso il Dôjô Jiyûgaoka. Si insedia a Torino
dove insegna stabilmente al Judo
Kodokan Club nella palestra dello
stadio comunale di Torino in Via
Filadelfia 88 e svolge un ruolo di
supporto al M° Tada nei
principali stages svolti in Italia. Assistito dal torinese
Claudio
Pipitone, pioniere dell'Aikido
italiano e suo abituale "uke"
(partner d'allenamento), si prodiga per
oltre tre anni con ardore e con tenacia
per la diffusione dell'Aikido in Italia.
A tale proposito è da ricordare l'evento
eccezionale del 29 ottobre 1968 organizzato per la visita
a Torino della Sig.na Makiko
Nakamura,
figlia dell'allora ambasciatore
giapponese a Roma, ottima aikidoista,
che fu motivo di risonanza anche sui
quotidiani dell'epoca ed utile occasione
per far conoscere l'esistenza in Torino
di un qualificato corso d'Aikido
condotto da un insegnante giapponese.
Nel mese successivo dello stesso anno,
sabato 21 settembre, in occasione di
un'esposizione d'arte presso la "Galleria
Viotti" di Torino, è da ricordare
una lezione d'allenamento tenuta presso
il Dojo di Torino dalla Sig.na Haru
Onoda, valente scultrice ed
aikidoista giapponese, a cui fu invitata
a presenziare anche la stampa italiana
al seguito della
mostra.
Nel 1970 il M° Nemoto ritorna
definitivamente in Giappone. |
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Anno 1968: iniziano gli stages annualmente ricorrenti del
M° Tada
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Da quest'anno il M° Tada
organizza corsi di allenamento intensivo
ricorrenti ogni anno, che consentono
l'avvio di una nuova fase della
didattica dell'Aikido in Italia.
Nell'agosto del 1968 il M° Tada
organizzò per la prima volta in Europa,
nella città di Lido di Venezia,
un corso internazionale di Aikido
della durata di tre settimane, a cui
parteciparono tutti gli insegnanti
presenti in Europa: Masamichi Noro
e Nobuyoshi Tamura (Francia),
Masatomi Ikeda (Napoli, Italia),
Toshio Nemoto (Torino, Italia),
Katsuaki Asai (Germania), Kazuo
Chiba (Inghilterra), Yasunari
Kitaura (Spagna). Fu un evento
memorabile, di eccezionale risonanza
internazionale, il cui successo segnò
l'avvio di un ricorrente appuntamento
estivo destinato a proseguire
ininterrottamente ogni anno, fino ai
tempi attuali (anno 2008).
Questo corso estivo si svolse nell'arco
delle tre settimane centrali del mese di
agosto come tutti quelli che si tennero
negli anni successivi fino ai primi
anni '70 e fu impregnato di quello
spirito pionieristico che faceva
sopportare allenamenti di ben otto
ore giornaliere per tutta la durata
del corso!
Questo primo appuntamento estivo è da
ricordare anche perchè registrò la
visita di un ospite di eccezionale
importanza, il compianto maestro
venerabile
Deshimaru Taisen
(1914-1982),
Primo Patriarca in Europa del
Buddhismo Sōtō Zen, che da
pochissimo tempo era arrivato in Francia
(1967) quale "inviato ufficiale" della
scuola giapponese buddhista di
tradizione Sōtō Zen, con la
missione della diffusione del
Buddhismo Zen in Europa. |
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Anno 1969: si forma la
prima generazione di cinture
nere italiane
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L'anno accademico 1968/1969 merita di
essere ricordato anche perchè nell'arco
di quest'anno il M° Tada Hiroshi
rilasciò in Italia i primi certificati
con il grado aikidoistico di Shodan
(cintura nera 1° dan) ad un primo gruppo
di suoi allievi che lo avevano seguito
assiduamente in quegli anni. In
quell'epoca, ancora semipionieristica,
non esisteva la possibilità di inoltrare
una "domanda di esame" per la cintura
nera ed era solamente il M° Tada che,
nel momento in cui riteneva che un suo
allievo avesse completato la
preparazione necessaria, decideva a
proprio insindacabile giudizio di
conferirgli il grado di Shodan.
Il primo gruppo di aikidoisti italiani
che in quell'anno accademico ricevettero
dal M° Tada Hiroshi il grado di
Shodan riconosciuto ufficialmente
dall'Hombu Dojo Aikikai, furono:
[1]
Bosello Claudio (Milano),
Burkhard Bea (Napoli), Chierchini
Carla (Roma), Chierchini Danilo
(Roma), Cesaratto Gianni (Roma),
De Compadri Fausto (Mantova),
De Giorgio Sergio (Roma), Della
Rocca Vito (Salerno), Esposito
Brunello (Napoli), Immormino
Ladislao (Torino), Infranzi
Attilio (Cava dei Tirreni),
Lusvardi Francesco (Mantova),
Macaluso Marisa (Mantova),
Peduzzi Alessandro (Milano),
Pipitone Claudio (Torino),
Ravieli Alfredo (Roma), Sabatino
Nunzio (Napoli), Sciarelli
Guglielmo (Napoli), Veneri
Giorgio (Mantova)
Note.[1]
Fonte: "Da cintura
bianca a cintura nera", di Tommaso Betti-Berutto, 5° edizione,
"Centro Judoista Sakura", 1970 Roma
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Anno 1970: nasce
l'Aikikai d'Italia, la principale
organizzazione aikidoistica italiana
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Il 10 aprile 1970 il M° Tada Hiroshi
fonda la "Accadenia Nazionale
Italiana di Aikido Aikikai d'Italia"
che viene subito riconosciuta
dall'Aikikai Foundation del Giappone
quale unica organizzazione autorizzata
dall'Ente giapponese all'organizzazione
della pratica dell'Aikido in Italia.
Il 6 novembre dello stesso anno si
riunisce il comitato promotore
dell'Aikikai d'Italia per deliberare il
cambiamento della denominazione in "Associazione
di Cultura Tradizionale Giapponese"
ed approva un nuovo statuto in cui
l'Aikikai d'Italia si costituisce
quale sezione autonoma della
neonata associazione, con la specifica
missione di organizzare la diffusione e
l'insegnamento dell'Aikido in Italia.
Questo evento costituisce una pietra
miliare della storia dell'Aikido
italiano, in quanto segna l'avvio di una
nuova era, più organizzata ed efficace,
della gestione della pratica
aikidoistica italiana da parte della
struttura facente capo ai maestri
giapponesi ufficialmente riconosciuti
dall' Aikikai Foundation quale
esclusivo organo autorizzato in Italia
per l'insegnamento e la diffusione
dell'Aikido |
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Anno 1971: arriva in Italia il maestro
Yoji Fujimoto
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Nel luglio del 1971 arrivò a Milano il
Sig. Yoji Fujimoto che trovò in Italia
un'attività aikidoistica in veloce espansione e
crescita non più solamente sotto la guida del
maestro Tada Hiroshi ma anche per merito della
prima generazione di cinture nere italiane che
da qualche anno aveva iniziato ad affiancare
efficacemente gli istruttori giapponesi
nell'insegnamento e nella diffusione dell'Aikido
in Italia. Il maestro Fujimoto, dopo
essersi rapidamente insediato come istruttore in
Milano, già nel settembre dello stesso
anno si attiva subito nel prendere i suoi primi
contatti con la realtà aikidoistica italiana in
Piemonte e del sud Italia (Napoli), affiancato
da
Claudio Pipitone, una delle prime
cinture nere italiane ed istruttore designato
dal maestro Tada Hiroshi nella scuola Aikikai
Torino presso la succursale di Torino
dell'Aikikai d'Italia, che lo guida in questo
suo primo giro esplorativo per l'Italia:
successivamente il maestro Fujimoto
prosegue man mano sempre più
speditamente ed in modo autonomo nella sua
azione di pieno inserimento nel tessuto
aikidoistico italiano. |
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Anno 1972: l'Aikikai d'Italia apre la sua prima (ed
unica) succursale in Italia.
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Nel gennaio 1972 il Dojo accademico di
Torino della Associazione di Cultura
Tradizionale Giapponese retto dalla
cintura nera Claudio Pipitone per
espressa
delega
del M° Hiroshi Tada, trasferisce la propria attività dalla
sede provvisoria di Via Giolitti 35,
alla nuova ampia sede in Via Frabosa 5
dedicata esclusivamente alla pratica
dell'Aikido. La succursale di Torino, in
assenza del maestro Tada Hiroshi
che in quegli anni iniziava a dividere
la sua presenza fra Italia e Giappone,
fu affidata alla cintura nera Claudio
Pipitone con la responsabilità di
conduttore ed insegnante, e fornirà un
valido supporto logistico alle attività
didattiche dell'Aikikai d'Italia fino al
dicembre 1981, anno in cui gli organi
associativi decisero la sua dismissione
per mutati orientamenti di politica
organizzativa e didattica sul territorio
italiano. |
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Anno 1973: il maestro
Hiroshi Tada fa ritorno in
Giappone
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Nel 1973, ritenendo conclusa la sua
missione in Italia, il maestro Tada
Hiroshi fa ritorno in Giappone
rientrando nei ranghi degli istruttori
ufficiali dell'Hombu Dojo Aikikai, ai
vertici della gerarchia didattica
giapponese. Da tale data mantiene in
Italia ed in Europa solamente più un
ruolo di supervisore tecnico, svolgendo
ogni anno degli stages estivi di
aggiornamento in Italia ed Europa. |
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Anno 1974: arriva in Italia il maestro
Hideki Hosokawa
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Nel luglio 1974 arrivò in Italia il Sig.
Hideki Hosokawa accompagnato, nel suo
viaggio di trasferimento da Tokyo a
Roma, da Claudio Pipitone che
rientrava in Italia dopo un suo
soggiorno di perfezionamento dell'Aikido
presso l'Hombu Dojo Aikikai del
Giappone. Il maestro Hosokawa,
che in Giappone era stato uno degli
allievi del maestro Tada Hiroshi
al Dojo Jiyugaoka di Tokyo, si
stabilì a Roma per alcuni anni come
insegnante presso il Dojo centrale
dell'Aikikai d'Italia e successivamente
a Cagliari in Sardegna. |
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Anno 1974: nasce un gruppo di Aikido nella F.I.L.P.J.
(Federazione Italiana Lotta Pesi Judo).
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Fungerà da polo di aggregazione per
alcuni gruppi italiani di pratica
aikidoisica.
In questi anni il numero dei gruppi
italiani che non aderiscono all'Aikikai
d'Italia è in continuo aumento.
All'interno di questi gruppi però, la
maggioranza dei praticanti non ha ancora
raggiunto una propria autonoma maturità
tecnica e sente la necessità di essere
assistita da maestri giapponesi esperti
per poter avanzare nell'apprendimento
dell'Arte.
Gli aikidoisti italiani praticanti in
seno alla F.I.L.P.J. (federazione
riconosciuta dal C.O.N.I.) si rivolgono
ad alcuni maestri giapponesi che erano
stati allievi diretti del Fondatore e
che mostrano disponibilità a portare il
loro insegnamento in Italia. Fra questi
vi sono i maestri Hirokazu Kobayashi
(che già fin dalla metà degli anni '60
visitava periodicamente l'Europa per
l'insegnamento dell'Aikido) e Takeji
Tomita (arrivato in Europa nel 1969
quale Inviato ufficiale dell'Hombu
Dojo Aikikai) i quali si prestano a
tenere periodicamente dei corsi presso
questa federazione fino al 1995, anno in
cui la F.I.L.P.J. subirà delle profonde
trasformazioni. |
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Anno 1975: il
Doshu Kisshomaru Ueshiba fa visita
all'Italia
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Nell'ottobre 1975 per la prima volta il
Doshu Kisshomaru Ueshiba si reca
in visita in Italia a Roma presso il
Dojo Centrale dell'Aikikai d'Italia. Qui
tiene una memorabile embukai
(manifestazione per il pubblico)
coadiuvato dai maestri Hiroshi Tada
e Nobuyoshi Tamura. |
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Anno 1977: U.I.S.P. (Unione Italiana Sport Popolare),
accordo di collaborazione con l'Aikikai d'Italia
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Nell'estate 1976 l' Aikikai d'Italia
ratifica con delibera assembleare del 9
agosto, l'accordo con la U.I.S.P. per
concedere a quest'associazione la
possibilità di far praticare l'Aikido ai
suoi iscritti sotto il diretto controllo
di istruttori qualificati dall'Aikikai
d'Italia. |
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Anno 1978: l'Aikikai d'Italia ottiene il
riconoscimento giuridico dello Stato Italiano.
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La costituzione dell'Aikikai d'Italia in
associazione, sebbene ancora priva del
riconoscimento della persona giuridica,
consentì di attivare le procedure
previste dalla legge italiana al fine di
ottenere dallo Stato Italiano il
riconoscimento giuridico che, dopo un
tentativo infruttuoso presso il
Ministero della Pubblica Istruzione
dell'epoca, ebbe infine successo presso
il Ministero dei Beni Culturali,
utilizzando la nuova denominazione di "Associazione
di Cultura Tradizionale Giapponese"
ed il riconoscimento con conseguente
erezione in Ente Morale, arrivò con
D.P.R. n° 526 dell'8 luglio 1978. |
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Anno 1978: arriva per la prima volta in Italia il M°
Koichi Tohei
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In quest'anno il M° Koichi Tohei
ri recò per la prima volta in Europa per
presentare personalmente lo "Shin
Shin Toitsu Aikido" in Inghilterra,
Belgio, Francia, Germania ed anche in
Italia.
Già fin dal 1971 Tohei, che in
quegli anni era a capo del corpo
insegnanti dell' Hombu Dojo Aikikai
e che fu l'unico allievo diretto di
Morihei Ueshiba a conseguire il
grado di 10° dan conferitogli
personalmente dal Fondatore e ratificato
dall'Aikikai Foundation, aveva fondato
in Giappone sotto l'egida dell'Aikikai
Foundation una propria scuola denominata
Ki no Kenkyukai (Associazione per
la ricerca del ki) che introduce nella
didattica dell'Aikido i principi della
disciplina giapponese dello
Sih Shin
Toitsu Ho
che gli orientalisti
occidentali hanno definito "Yoga
Giapponese",
fondato da Saburo Nakamura
Tempu,
maestro di Koichi Tohei
unitamente a Morihei Ueshiba.
Nel 1974 Il M° Tohei si separò
dall' Aikikai Foundation
rendendosi indipendente ed autonomo da
essa e fondando la propria scuola
personale di Aikido basato su una
didattica che aveva i propri fondamenti
nello Sih Shin Toitsu Ho. |
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Periodo dal 1979 al 2004.
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Frattura anche in Italia fra "pratica ed
organizzazione della pratica"
Alcune considerazioni preliminari sono necessarie al
fine di poter valutare e giudicare in modo appropriato
il notevole incremento delle divisioni che nel tempo si
sono succedute negli ambienti aikidoistici italiani fino
a raggiungere, in questo periodo storico, proporzioni
ragguardevoli.
Infatti in questo periodo la pratica aikidoistica si va
progressivamente e sensibilmente frammentando sempre più
in organizzazioni che, nella maggior parte dei casi, non
avendo sul nascere la forza di sopravvivere
autonomamente, entrano a far parte di associazioni e
federazioni nazionali affini, riconosciute dal C.O.N.I.,
in grado di mettere a loro disposizione il supporto di
una struttura organizzativa consentendo loro al contempo
di svolgere l'attività aikidoistica in modo autonomo,
libero da politiche gestionali che esorbitano
dall'interesse primario di una genuina pratica
aikidoistica.
Questo fenomeno ha le proprie motivazioni ed affonda le
proprie radici nel dilemma che generalmente colpisce la
trasmissione di qualsiasi arte e conoscenza umana nel
momento in cui essa si diffonde, cresce e diventa
facilmente accessibile a tutti. Il dilemma consiste
nella dicotomia "qualità verso quantità e viceversa",
il cui rapporto inversamente proporzionale accentua la
divergenza fra i due fattori al crescere di uno di essi.
Per questa ragione a fronte della rapida espansione
dell'Aikido in tutto il mondo, ad iniziare dal Giappone
e dagli stessi allievi diretti del Fondatore, man mano
che l'organizzazione della pratica aikidoistica crebbe
e, nella necessità di gestire numeri crescenti di
praticanti, si burocratizzò sacrificando sull'altare
delle necessità gestionali le esigenze prioritarie della
trasmissione [2] diretta dell'Arte,
corrispondentemente fra coloro che maggiormente erano
immersi in un interesse esclusivo di coltivazione
profonda dell'Arte, aumentò il numero di chi avvertì
come fuorviante l'eccessiva indulgenza verso le esigenze
gestionali che li obbligavano ad un diverso rapporto fra
insegnanti ed allievi, necessario in una didattica più
cattedratica secondo il moderno stile occidentale
dell'insegnamento e tendente a diminuire drasticamente
la gravosità della pratica per potersi anche rivolgere
alle esigenze di massa.
Un primo segnale di questo malessere fra generazioni di
aikidoisti, arrivò già fin dai tempi delle costituzioni
delle scuole autonome fondate dai primi allievi del
Fondatore, resisi man mano indipendenti dall' Hombu
Dojo Aikikai nel Giappone stesso, ma il segnale più forte e più grave
venne indubbiamente dal maestro Tadashi Abe il quale, conclusa la propria
permanenza in Europa e tornato in Giappone, di fronte
alla commissione dei vertici dell' Aikikai So Hombu
riuniti per consegnargli il certificato del diplona di
7° dan, rifiutò con rispettose ma inequivocabili parole
il diploma stesso, dichiarando di non riconoscersi più
nell'Aikido praticato negli anni '60 all' Hombu Dojo
Aikikai e di riconoscere unicamente i gradi (6° dan)
rilasciatigli dal suo maestro Ueshiba Morihei, non
essendo interessato a fregiarsi di gradi rilasciati in
modo collegiale da una commissione tecnica designata
dell'Aikikai Foundation.
La dissociazione dal modo con cui man mano nel tempo si
è evoluta presso l' Hombu Dojo Aikikai la pratica
dell'Aikido dopo la morte del suo Fondatore e la
frammentazione che da tali prese di distanza ne è
conseguita, ha dunque dei padri molto illustri e spesso
la motivazione è da ricercarsi in un autentico e sincero
desiderio di mantenere intatta la purezza originaria
della trasmissione dell'Arte ricevuta dal proprio
maestro, piuttosto che nella pura e semplice ambizione
personale.
Note [2] La trasmissione
tradizionale delle arti marziali giapponesi tramandata invariata in
Giappone fino alla persona di Morihei Ueshiba è detta "I Shin den
Shin", che significa trasmissione diretta dell'Arte "da cuore a
cuore" (anche tradotto "da spirito a spirito" o "da mente a mente"),
cioè al di là delle parole e delle spiegazioni verbali e razionali.
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Fine anni '70: nasce la U.I.A. (Unione Italiana d'Aikido)
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A cavallo fra gli ultimi anni '70 ed i
primissimi anni '80, per iniziativa
della cintura nera italiana Paolo
Corallini nasce in Italia la U.I.A.,
prima associazione d'Aikido indipendente
dall'Aikikai Foundation fin dalle sue
origini.
Questa sua origine d'ispirazione del
tutto occidentale, indipendente dalla
gerarchia dei maestri giapponesi e dalla
loro iniziativa di diffusione
dell'Aikido in Europa per conto
dell'Aikikai Foundation, fu dovuta ad un
suggerimento del maestro francese
André Nocquet recepito da Paolo
Corallini che all'epoca aveva
trovato nel maestro francese il proprio
riferimento ed era diventato suo assiduo
discepolo. La U.I.A. si colloca quindi
di fatto in Italia quale emanazione
diretta della U.E.A. (Union Européenne
d'Aïkido) che Nocquet aveva
fondato nei primi anni '70 e di cui era
Presidente. |
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Anno 1980: nasce la "Ki no Kenkyukai Italia"
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A seguito della presentazione dello
Shin Shin Toitsu Aikido avvenuta nel
1978 in Italia da parte del M° Koichi
Tohei in occasione del suo viaggio
per Europa, alcuni gruppi di aikidoisti
italiani aderirono a questa scuola ed
iniziarono un loro nuovo percorso
aikidoistico per apprendere lo stile ed
il metodo di pratica insegnato dal M°
Tohei.
Nasce a questo scopo nel 1980
l'associazione Ki No Kenkyukai Italia,
filiazione della Ki Society del
Giappone, del tutto indipendente ed
autonoma dall'Aikikai d'Italia e dalle
corrispondenti federazioni europea (F.E.A./E.A.F)
ed internazionale (I.A:F.) dipendenti
dall' Aikikai Foundation.
Il maestro Kenjiro Yoshigasaki fu
delegato da Tohei
all'insegnamento ed alla diffusione in
Europa del "Ki Aikido"
(denominazione informale dello Shin
Shin Toitsu Aikido) e quindi anche
in Italia ebbe la funzione di principale
di riferimento di questa scuola. |
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Anno 1983: nasce la L.I.A. (Lega Italiana d'Aikido)
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La F.E.A./E.A.F. ratifica le
sovrapposizioni di competenze
all'interno del proprio ambito.
La frammentazione dell'organizzazione
della pratica dell'Aikido fu e resta
tutt'oggi (2008) un fenomeno
generalizzato in tutta Europa, dal quale
anche l'Italia fu contagiata, nonostante
l'eccellente risultato raggiunto dal
maestro Hiroshi Tada
nell'ottenere il riconoscimento
giuridico dell' Associazione di
Cultura Tradizionale Giapponese.
Gruppi italiani di pratica aikidoistica
che per vari motivi si erano staccati
dall' Aikikai d'Italia
sottraendosi alla sua giurisdizione,
prendono contatto dapprima con il
maestro Motokage Kawamukai in
Italia e successivamente con il maestro
Nobuyoshi Tamura in Francia,
seguendo la didattica di questi maestri
e tessendo con loro un rapporto
privilegiato. In tale modo questi gruppi
italiani riuscirono a proseguire anche
al di fuori dall'Aikikai d'Italia un
avanzamento nei loro gradi di dan con il
pieno riconoscimento ufficiale di tali
gradi da parte dell' Hombu Dojo
Aikikai di Tokyo. Con gli anni
questo tipo di iniziative crebbe ed
assunse proporzioni rilevanti, al punto
che nel 1983 il maestro Nobuyoshi
Tamura decise di organizzare questo
fenomeno attraverso la costituzione di
un'associazione italiana di Aikido
pensata appositamente per rispondere a
questo tipo di domanda proveniente dagli
aikidoisti italiani.
Nasce così la L.I.A. (Lega Italiana
d'Aikido) che si inserisce nel circuito
dei maestri giapponesi e del
riconoscimento ufficiale dei gradi da
parte dell' Hombu Dojo Aikikai del
Giappone, attraverso l'affiliazione alla
F.E.A. (Fédération Européenne d'Aikido).
La L.I.A. legalizza inoltre il suo
operato in Italia, dove già esiste un
altro organismo (l' Aikikai d'Italia)
riconosciuto dallo Stato Italiano per
l'organizzazione della pratica
dell'Aikido in Italia, affiliandosi al
C.O.N.I. (Comitato Olimpico nazionale
Italiano). |
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Anno 1984: la U.I.A. (Unione Italiana d'Aikido) esce dalla
U.E.A.
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Nel 1984 la U.I.A. (Unione Italiana
d'Aikido) esce dalla U.E.A. (Union
Européenne d'Aïkido) per aderire alla
scuola
Takemusu Aiki Iwama Ryu.
In quest'anno la cintura nera italiana
Paolo Corallini esce
definitvamente dal lignaggio del M°
francese André Nocquet per
seguire l'insegnamento della scuola
Takemusu Aiki Iwama Ryu fondata da
uno degli allievi diretti di Ueshiba
Morihei, il maestro giapponese
Morihiro Saito, il quale si rese
capostipite di una propria scuola
personale di Aikido rimanendo sotto
l'egida e la giurisdizione dell'Aikikai
Foundation. Nello stesso tempo la U.I.A.
esce dalla U.E.A. di André Nocquet
e cambia la propria denominazione in
I.T.A.I. (Iwama Takemusu Aiki Italy).
Con il cambiamento di nome cambia anche
la propria missione di raccogliere i
praticanti senza distinzione di gradi,
in quanto la nuova associazione fondata
da Paolo Corallini ha i connotati
di un'associazione fra cinture nere di
Aikido, dal momento che nasce per
raccogliere esclusivamente aikidoisti
graduati di dan.
Nel 1985 cambia la denominazione di "I.T.A.I."
in "Iwama Ryu Italy",
associazione di cinture nere che seguono
esclusivamente e con fedeltà assoluta
l'insegnamento del maestro Morihiro
Saito. Nel settembre 2002 la "Iwama
Ryu Italy" cambia ancora
denominazione in T.A.A.I. (Takemusu
Association Aikido Italy), che mantiene
a tutt'oggi (2008) |
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Anno 1985: arriva per la prima volta in Italia il maestro
Morihiro Saito
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In quest'anno il fondatore della scuola
Takemusu Aiki Iwama Ryu, maestro
Morihiro Saito, per la prima
volta giunge in Italia per portare
ufficialmente e personalmente il suo
stile di Aikido a dei gruppi di
aikidoisti italiani. A partire dalla
metà degli anni '80 inizia a diffondersi
concretamente anche in Italia lo stile
di Aikido Takemusu Aiki Iwama Ryu,
principalmente per opera di due cinture
nere italiane: Paolo Corallini e
Giorgio Oscari. In questi anni
entrambi hanno occasione di conoscere il
maestro Morihiro Saito durante
una loro permanenza in Giappone. Fin da
subito colpiti dallo stile del maestro,
uno dei più assidui allievi del
Fondatore con il quale praticò a lungo
durante il perido che Ueshiba Morihei
trascorse nella cittadina di Iwama,
entrambi divennero suoi allievi ed
iniziarono con lui un nuovo cammino
sulla loro "Via" dell'apprendimento
dell'Arte.
Nel 1985 Paolo Corallini, a capo
della sua nuova associazione Iwama
Ryu Italy, invita il maestro a
tenere un corso in Italia e Morihiro
Saito ha così la sua prima occasione
per farsi conoscere di persona presso
gli aikidoisti italiani, che reitererà
una volta all'anno per diverso tempo su
costante invito della cintura nera
Paolo Corallini il quale a sua volta
si recava periodicamente ad Iwama
per studiare lo stile Takemusu Aiki
direttamente alla fonte. |
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Anno 1990: nasce l'A.I.A. (Associazione Italiana Aikido)
della scuola Kobayashi Aikido
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E' l'anno della filiazione italiana
della scuola "Kobayashi Aikido".
Anche la scuola dello stile
Kobayashi Aikido cresce e si
diffonte sensibilmente in Italia. Questo
stile di Aikido, fondato da Hirokazu
Kobayashi (1929–1998), un allievo
diretto di Morihei Ueshiba che fin dalla
metà degli anni '60 aveva iniziato a
compiere a titolo personale numerosi
viaggi in Europa per diffondere
l'Aikido, nel 1982 assume in Giappone la
struttura di scuola autonoma e da allora
questa nuova organizzazione ha cercato
di strutturarsi anche all'estero: il 3
febbraio 1990 alcuni allievi italiani
del maestro Hirokazu Kobayashi,
guidati dalla cintura nera Giampietro
Savegnago, diedero vita a questa
nuova associazione italiana per la
pratica e la diffusione del Kobayashi
Aikido in Italia.
Anni 1990-1992: il M°
Morihiro Saito estende la
propria influenza in Italia
La scuola Takemusu Aiki Iwama Ryu
del maestro Morihiro Saito trova
in Italia un valido appoggio anche nel
M° Giorgio Oscari, già
responsabile del settore Aikido nella
federazione F.I.K.T.E.D.A. (F.I.L.P.J.)
che aderisce al C.O.N.I.
Giorgio Oscari avanzava nello
studio dell'Aikido recandosi anche lui
periodicamente in Giappone per ricevere
gli insegnamenti del Takemusu Aiki
direttamente dal maestro Morihiro Saito
presso il suo Dojo di Iwama.
Nell'anno 1990 Giorgio Oscari
invita il maestro Morihiro Saito
in Italia per tenere dei corsi di
Takemusu Aiki alla F.I.L.P.J..
Nel 1992 il M° Giorgio Oscari
ospita presso il suo Dojo di Modena il
M° Saito per un corso di
perfezionamento, rafforzando la pratica
del Takemusu Aiki Iwama Ryu
presso la federazione F.I.L.P.J.. |
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Anno 1998: nasce l'A.D.O.-U.I.S.P. (Area Discipline
Orientali - U.I.S.P.)
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Nel 1976 la U.I.S.P. aveva già stretto
un rapporto di collaborazione con l'
Aikikai d'Italia per offrire ai
propri iscritti la possibilità di
praticare l'Aikido. Successivamente
cambia denominazione in "Unione
Italiana Sport Per tutti" e nel 1998
nasce al suo interno l'A.D.O.
specificamente destinata ad organizzare
l'attività delle numerose discipline
orientali che nel corso degli anni si
erano sviluppate. Per quanto riguarda la
pratica dell'Aikido, la U.I.S.P. non
mantenne nel tempo l'accordo con l'
Aikikai d'Italia ed in tempi recenti
si rivolse al maestro francese
Christian Tissier Shihan 7° dan
dell' Aikikai Foundation, per porre la propria
attività aikidoistica direttamente sotto
la sua guida.
Nell'A.D.O.-U.I.S.P. si raggruppano,
oltre agli aikidoisti che seguono lo
stile Hombu Dojo Aikikai
praticato dal M° Tissier, anche
altri stili di scuole d'Aikido presenti
in Italia: il Ki Aikido sotto
l'egida della Ki no Kenkyukai Italia,
il Takemusu Aiki Iwama Ryu, lo
Yoshinkan Aikido, il Takemusu
Aiki Tomita Academy. |
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Periodo contemporaneo
Nel nuovo millennio la pratica dell'Aikido in Italia può
considerarsi giunta alla sua maturità: le attività
aikidoistiche dell' Aikikai d'Italia e delle
maggiori organizzazioni operanti in ambito C.O.N.I.
hanno completato le varie fasi di accelerazione della
loro evoluzione e sono ormai a regime. In questi anni
non si rilevano quindi eventi salienti che possano dirsi
portatori di novità nella storia dell'evoluzione
dell'Aikido in Italia, sia dal punto di vista
dell'organizzazione delle attività aikidoistiche sia
sotto il profilo della didattica, che resta focalizzata
sui principali stili delle scuole di Aikido che si sono
già affermate fino a questo momento (anno 2008) sul
territorio italiano.
In questo periodo storico contemporaneo rileviamo
l'inizio di un naturale avvicendamento nelle più elevate
gerarchie aikidoistiche italiane, sia all'interno
dell'Aikikai d'Italia sia al di fuori di essa, a seguito
del verificarsi di alcuni decessi fra i pionieri
italiani dell'Aikido che avevano formato la prima generazione
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Già nel giugno 1994 era mancato il M°
Claudio Bosello
che fu il primo italiano a ricevere la cintura nera di
Aikido. Vice Presidente dell' Aikikai d'Italia fin
dalla sua fondazione, rimase in carica fino agli anni '80,
quando decise di separarsi dall'insegnamento del M° Tada
Hiroshi e dalla sua associazione per seguire in modo
indipendente ed autonomo la propria strada e vocazione
nell'ambito delle arti marziali giapponesi e del
Buddhismo Zen
·
Nell'anno
2004 vengono a mancare in un ristrettissimo arco di tempo
altri tre pionieri l'Aikido italiano: Francesco Lusvardi
nel mese di ottobre, Giovanni Granone il 1° novembre
e Stefano Serpieri il 10 di novembre. I maestri Lusvardi e
Granore si erano già separati da tempo
dall' Aikikai d'Italia ed avevano proseguito anche
loro in modo indipendente ed autonomo la propria strada e
vocazione aikidoistica, mentre il M° Serpieri aveva
mantenuto la propria presenza nell'Aikikai d'Italia
ricoprendo per numerosi anni l'incarico di Segretario
Nazionale dell'associazione. Ancora nel 2004, il giorno lunedì 20 settembre il M° Hideki
Hosokawa è colpito da emorragia cerebrale e resta numerosi
giorni in coma finché il 13 ottobre viene trasferito nel
reparto di rianimazione dell'Ospedale Morgagni-Pierantoni di
Forlì in una condizione generale di criticità ma con segni
di risveglio e lento miglioramento. Il M° Hosokava non si
ristabilì più in piena salute e dovette per questo
abbandonare la pratica dell'Aikido.
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Il 31 marzo 2005 muore
Giorgio Veneri, un vero e
proprio "pilastro" per l'organizzazione dell' Aikikai
d'Italia. Nel 1978 il M° Veneri ricoperse la
carica Presidente della F.E.A./E.A.F e nel 1982 quella di
Presidente del comitato direttivo della I.A.F. mantenendo
tale incarico fino al 1994. Questo tipo di accadimenti che seguono da vicino
il raggiungimento di gradi dan elevati (5° e 6°
dan) da parte di numerosi allievi delle
generazioni più giovani di aikidoisti, segna
l'avvio di un periodo di mutamento degli
equilibri storici di potere e gerarchici, sia
nell'Aikikai d'Italia sia in altre
organizzazioni italiane di pratica aikidoistica. |
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